Obama e l’Open Society
Mi rendo conto di quanto questo sia il momento meno opportuno per “questionare”, e di quanto al contrario sarebbe giusto godersi l’avvenuta svolta epocale che la vittoria di Obama rappresenta per le speranze del mondo intero ma, essendomi già soffermato sul tema, ritengo opportuno entrarvi maggiormente nel merito.
Scorro rapidamente il capitolo “scienza, tecnologia ed innovazione per una nuova generazione” del programma Obama (qui tradotto e qui in originale con il resto del programma sotto la voce “agenda”) e, da relativo cultore delle tecnologie libere e del free software, ne cerco disperatamente traccia, senza però trovane (quantomeno in forma esplicita).
Leggendo invece con un pò di attenzione i paragrafi: “Proteggere la proprietà intellettuale americana all’estero, Proteggere la proprietà intellettuale americana in patria e Riformare il sistema dei brevetti” ne traggo una sensazione un pò “Major oriented” e un pò “fredda” nei confronti del mondo “open”.
Sia chiaro, se fossi un cittadino americano, avrei sostenuto e votato Barack Obama perché troppo importante era uscire dagli ultimi due disastrosi mandati presidenziali Bush (contrassegnati da unilateralismo, autoritarismo, guerre preventive e continue, esportazioni della democrazia e contrarietà al protocollo di Kyoto) e sicuramente tra i suoi “non detto” si nasconderanno anche talune piacevoli sorprese, ma forse anche qui rinvengo la ragione del mancato sostegno alla sua candidatura da parte di Richard Stallman fondatore della Free Software Foundation.







