Archive for marzo, 2010

ALLE REGIONALI, IN PROVINCIA DI MILANO, VOTERO’ VERDI E SCRIVERO’ FEDRIGHINI

Ho deciso. Alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 nel collegio provinciale di Milano, voterò per il candidato verde Enrico FEDRIGHINI

50 anni, capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale a Milano, robusta statura etica e civile, ecologista pragmatico, ampia cultura urbanistica tesa al sostenibilità ambientale, protagonista d’innumerevoli vertenze per la buona urbanistica milanese, per la riduzione del tasso d’inquinamento urbano, per la diffusione del trasporto pubblico, le buone infrastrutture per la mobilità, la rete di piste ciclabili e le automobili a basso impatto ambientale.

Qui e qui potete eventualmente approfondire la conoscenza su di lui e le sue numerose attività e vertenze ecologiste da lui svolte. Dopo il disastro ambientale nel fiume Lambro, di assoluto rilievo, la sua ultima proposta di legge regionale d’iniziativa popolare (che potete già sottoscrivere) per tutelare l’ambiente e le acque della Lombardia dagli ecofurbi.

Sono del parere che la sua consolidata serietà, ed esperienza amministrativa, facciano di lui il miglior candidato verde al Consiglio regionale lombardo in grado di fornire maggiori garanzie per la definizione di buone politiche regionali e per la costruzione del nuovo soggetto politico ecologista che prenderà forma con la Costituente ecologista. Per questo motivo credo opprortuno segnalare anche a voi la mia ragionata scelta di voto.

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Lambro: una nuova Seveso! – Mio contributo al periodico Zefiro della FILCTEM CGIL Lombardia

La FILCTEM CGIL (Federazione Italiana Lavoratori Chimici Energia Manifatturiero) cui sono iscritto, mi ha chiesto un contributo che fornisse una rappresentazione del disastro ambientale determinatosi con il recente sversamento d’idrocarburi nel fiume Lambro dalle cistrene della Lombarda Petroli. Presso la FILCEM CGIL ho dei cari amici e dunque, mi auguro di avergli svolto un buon servizio. Questo l’articolo, contenuto nelle pagine 1 e 3 di Zefiro, le sole che ho lasciato nel file PDF.

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Abbracciamo il nostro fiume – Documento fotografico dal presidio al Parco Lambro del 27/02/2010

Sabato 27 febbraio 2010, nel Parco Lambro, presso le sponde del fiume Lambro, si è svolta la manifestazione “Abbracciamo il nostro fiume” promossa da Legambiente Lombardia. I cittadini hanno così espresso il proprio dolore e la propria rabbia per l’immane disastro ambientale rappresentato dallo sversamento nel Lambro di tonnellate di idrocarburi petroliferi fuoriusciti (ad opera di ignoti) dalle cisterne della raffineria dismessa “Lombarda Petroli” di Villasanta. I Verdi milanesi e lombardi erano presenti ed Elisa Scarano (consigliera di zona 6 a Milano) ha ben documentato la manifestazione con questo doloroso ma, bel servizio.

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“Ecopax”: il binomio di Alexander Langer costruttore di ponti (di Marco Boato)

In occasione di quello che, qualche giorno fa, sarebbe stato il sessantaquattresimo compleanno di Alexander Langer, pubblico con piacere un ricordo della sua figura a cura di Marco Boato, uscito lunedì 1 marzo 2010 in prima pagina su ‘l’Adige‘ di Trento.

“Ecopax”: il binomio di Alexander Langer costruttore di ponti (di Marco Boato)

Qualche giorno fa, il quotidiano ecologista “Terra” ha ricordato Alexander Langer in coincidenza con quello che sarebbe stato il suo sessantaquattresimo compleanno, se non fosse morto suicida: era nato infatti il 22 febbraio 1946. C’è chi, avendolo ben conosciuto, ha provato una forte emozione nel vedere in prima pagina quell’inconsueto, ma singolare e felice augurio postumo.

Purtroppo Alex è morto per scelta volontaria il 3 luglio 1995. Quindici anni dopo, la sua figura continua ancor oggi a segnare in modo emblematico la storia dell’ecologismo italiano ed europeo, e  non solo. Scomparso a quarantanove anni, molte sue intuizioni sono rimaste di una attualità sorprendente, molte sue iniziative sono ancora oggi vive e vitali, la sua eredità spirituale, culturale e politica è ormai patrimonio comune – al di là di ogni confine ideologico – di intere generazioni, non solo in Trentino e in Alto Adige/Südtirol, ma nell’Italia intera, in Europa e in molti altre paesi del mondo che lui, da vivo, ha attraversato e percorso in lungo e in largo. Molte testimonianze su di lui – provenienti dai mondi politici, culturali, religiosi più diversi – le ho raccolte nel decennale della sua morte nel volume “Le parole del commiato” (Trento, 2005), come in una sorta di collegiale e solidale elaborazione del lutto.

Alexander Langer è stato “costruttore di ponti”: tra etnie e gruppi linguistici, tra identità ideologiche diverse, tra le differenze di genere, tra partiti e società, tra Nord e Sud e tra Est e Ovest del mondo, tra uomo e natura, tra la pace e l’ambiente (“Ecopax”, appunto). In alternativa agli ideologismi astratti, si è fatto promotore di “utopie concrete”; rifiutando ogni forma di fondamentalismo, si è fatto sostenitore della “conversione ecologica”; superando i muri delle barriere etniche, si è fatto protagonista e artefice della “convivenza”; di fronte alla disperazione e al catastrofismo, ha cercato di essere “portatore di speranza” (“Hoffnungsträger”, per usare una espressione tedesca a lui cara) e “costruttore di pace”.

Aveva scritto nel 1991: “Oggi, soprattutto in campo ambientale, è tutta una profezia di sventura. C’è a volte il rischio di essere catastrofisti e di terrorizzare la gente, la qual cosa non sempre aiuta a cambiare strada, ma può indurre a rassegnarcisi. Piuttosto bisogna indicare strade di conversione, se si vogliono evitare ragionamenti come ‘dopo di noi il diluvio’, ‘tanto è tutto inutile e la corsa è disperatamente persa’, ‘se io non inquino, ce ne sono mille altri che invece lo fanno’ ”.

Qualche anno dopo, nel 1994, ha scritto un testo più sistematico sulla “conversione ecologica”, affermando in particolare: “La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? “Lentius, profundius, suavius”, al posto di “citius, altius, fortius”. La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta”.

Prima di morire, ai piedi di un albicocco ha scritto queste estreme parole, in tedesco: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto” (“Seid nicht traurig, macht  weiter, was gut war”). In realtà, i molti che l’hanno conosciuto e amato, anche in Trentino, sono ancor oggi tristi per la sua scomparsa. Ma il modo migliore per ricordarlo a tutti – e in particolare ai più giovani, che non l’hanno potuto conoscere – è davvero “continuare in ciò che era giusto”.

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